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Cure odontoiatriche e disabilità in Lombardia: il progetto di Polis Lombardia per le urgenze dei pazienti non collaboranti

Spesso, per una famiglia che assiste una persona con disabilità, una "semplice" urgenza ai denti si trasforma in un’odissea senza fine. Noi di BiGi abbiamo analizzato il progetto di ricerca proposto da Polis Lombardia per l'ASST Spedali Civili di Brescia, che delinea una soluzione strutturata a un problema che affligge migliaia di persone: l'impossibilità di ricevere cure tempestive in caso di dolore acuto. Questo studio non è solo un documento tecnico, ma rappresenta per noi una bussola fondamentale verso un sistema sanitario che non lasci indietro nessuno.

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Il “girovagare” infinito: quando l’urgenza diventa un dramma sociale

Oggi, il paziente con disabilità non collaborante che soffre di una patologia acuta (come un ascesso o un trauma) si trova spesso in un vicolo cieco. Secondo il report di Polis Lombardia, queste persone vivono situazioni di estremo disagio:

  • Pellegrinaggi sanitari: le famiglie sono costrette a consultare numerosi studi e ambulatori, spesso fuori dal proprio territorio, senza trovare risposte adeguate.
  • L’ultima spiaggia: l’accesso al Pronto Soccorso Odontoiatrico (PSO) viene vissuto come l’ultima speranza dopo notti insonni causate da un dolore che si esaspera nelle ore notturne.
  • Il paradosso della lista d’attesa: attualmente, anche in caso di urgenza, il paziente viene spesso inserito in una lista d’attesa ordinaria per l’anestesia generale, tornando a casa con il dolore ancora presente.
“Questi pazienti e i loro accompagnatori spesso riportano notti insonni… Queste circostanze causano disagio e senso di impotenza.”

La proposta di Polis Lombardia: il modello PDTA

Per risolvere questa criticità, Polis Lombardia propone l’implementazione di un Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale (PDTA) specifico. Noi crediamo che questa metodologia sia la chiave per garantire la dignità della cura attraverso passaggi chiari:

  1. Accoglienza e Triage: un percorso dedicato che riconosce immediatamente la non collaborazione del paziente.
  2. Ricovero immediato: il paziente viene accolto in reparti specializzati (Chirurgia Maxillo-Facciale) senza passare per le liste d’attesa standard.
  3. Gestione del dolore: somministrazione immediata di terapie farmacologiche per controllare la sintomatologia mentre si organizza la sala operatoria.
  4. Intervento in narcosi: risoluzione definitiva del problema acuto e di eventuali altre patologie presenti in un’unica seduta.


Analisi SWOT: la concretezza della soluzione

Il progetto di Polis Lombardia analizza con onestà i fattori che possono determinare il successo di questa iniziativa:

  • Punti di forza: la presenza di un centro di riferimento attivo 24 ore su 24 e la capacità di intervenire in ambienti protetti.
  • Opportunità: il miglioramento della qualità della vita per i pazienti e la riduzione delle assenze lavorative per i caregiver.
  • Sfide (Debolezze e Minacce): la necessità di formare personale dedicato e la sfida organizzativa legata alla disponibilità delle sale operatorie.


I frutti della cura: i risultati che tutti noi aspettiamo

L’implementazione di questo percorso non è solo un obiettivo clinico, ma un traguardo di civiltà. Polis Lombardia ha delineato risultati molto concreti:

  • Riduzione degli accessi ripetuti: eliminando la causa del dolore in modo definitivo, si evitano nuovi passaggi al pronto soccorso per la stessa problematica.
  • Salute sistemica: si riduce il rischio di infezioni gravi e l’uso eccessivo di antibiotici o antidolorifici.
  • Efficienza economica: il percorso è considerato “isorisorse“, poiché ottimizza l’uso di personale e sale operatorie già disponibili.
  • Dignità quotidiana: i sorrisi dei pazienti sono il risultato più gratificante di un sistema che impara a prendersi cura delle fragilità.


Conclusione

Noi di BiGi sosteniamo con forza la visione di Polis Lombardia: il dolore non può aspettare la burocrazia. Questo progetto ci dimostra che soluzioni concrete esistono e che, con la giusta organizzazione, possiamo passare da una medicina dei “denti” a una medicina della “persona”. La salute orale è un diritto, e l’accessibilità a questo diritto è il metro della nostra democrazia sanitaria.



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